Restare umani

TITO E GLI ALIENI

REGIA: Paola Randi

SCENEGGIATURA: Paola Randi, Massimo Gaudioso, Laura Lamanda

FOTOGRAFIA: Roberto Forza

SCENOGRAFIA: Paki Meduri

COSTUMI: Maria Rita Barbera

EFFETTI: Chromatica

MONTAGGIO: Desideria Rayner

MUSICHE: Fausto Mesolella, Giordano Corapi

CAST: Valerio Mastandrea (Professore), Luca Esposito (Tito), Chiara Stella Riccio (Anita), Gianfelice Imparato (Fidel), Clémence Poésy (Stella), Miguel Herrera (Luke), John Keogh (Colonel Daniels)

PRODUZIONE: BiBi Film

DISTRIBUZIONE: Lucky Red

Italia, 2018

DURATA: 92'

RICONOSCIMENTI

Bari International Film Festival 2018: Premio “Ettore Scola” migliore regista

Incontri del cinema d’essai - Premio FICE 2018: Premio migliore regia

Magna Graecia Film Festival 2018: Premio migliore sceneggiatura

OFF - Ortigia Film Festival 2018: Premio migliore film, Premio SIAE migliore sceneggiatura, Premio Laser Film color correction

Premio Afrodite donne nell’audiovisivo 2018: Premio migliore film con una regia femminile

Sciacca Film Fest 2018: Premio del pubblico lungometraggi, Premio Migliore Film

Univerciné Cinéma Italien 2018: Prix du Jury Lycéen

“Sii dolce con me.

Sii gentile.

È breve il tempo che ci resta.

Poi saremo scie luminosissime.

E quanta nostalgia avremo dell’umano.

Come ora ne abbiamo dell’infinità.”

Mariangela Gualtieri, da Bestia di gioia

 

tito e gli alieni locandinaCapita a volte di perdere il segnale. Così se imparare a vivere resta impossibile, imparare a perdere sembra che non si possa proprio apprendere.

Tito è un piccolo bambino napoletano che ha il fortissimo e iperragionevole desiderio di parlare con il suo papà ed è questo che chiede convintamente per tutta la durata del film, saggiamente diretto da Paola Randi.

Ascoltando il tono forte e perentorio con cui Tito rivendica di comunicare con suo padre, si capisce subito che non ci sono spiegazioni o racconti metaforici che possano arginare questo tipo di pretesa. Pertanto, davanti a una foto che si crede possa fungere da apparecchio telefonico capace di oltrepassare il tempo e lo spazio restano inutili lo scetticismo, la razionalità e la compassione.

Infatti, quando si perde qualcuno o qualcosa accade quasi mai che non si capisca cosa si è perso e quanto inevitabilmente non lo si ritroverà più, ma ci sono dolori che non possono avere nulla da dirsi con la comprensione consapevole.

Capita, allora, che si perda il segnale per qualche secondo, per pochi minuti o per lunghi anni; capita che ci si trovi disconnessi, isolati come se si fosse alla ricerca solitaria di entità aliene a cui, in effetti, nessuno fa più fede. In quel momento, in cui è come se un cavo importante della nostra vita si fosse accorciato e non riuscisse a raggiungere l’accesso della fonte di energia più vicina, niente sembra avere senso se non cercare disperatamente quel pezzetto perso per sempre che allungava il nostro essere permettendogli di dispiegarsi in ciò che è.

È questa l’unica possibilità che vede dinnanzi a sé lo zio di Tito, il professore, che dopo la morte della sua amata Linda rimane immobile insieme all’esperimento che avevano avviato insieme. Fermo, attonito, nel deserto del Nevada, in una sorta di abitacolo appena adiacente alla base militare sperimentale dell’Area 51, si trascina il corpo del professore.

È in questo scenario surreale ed onirico che sbarcano - davvero come alieni - Tito e sua sorella Anita che non solo non sanno una parola ditito e gli alieni 3 inglese, ma, una volta percepito che con il Nevada e con lo zio non hanno speranze, pensano addirittura di poter fare l’autostop con un cartone con su scritta la loro destinazione: Napoli, quartiere dell’Avvocata.

Tramite varie difficoltà di comunicazione, di emotività interrotte e di assoluta inesperienza relazionale, il film scorre come il processo di riattivazione di un decoder. Se è vero che capita a volte di perdere il segnale, è anche vero, come capisce il professore, che la vita è davvero sempre più veloce di noi. Così, per quanto la tristezza possa tenerci bloccati in meravigliosi ricordi, arriva il momento di sentire che abbiamo ancora molte cose da fare qui sulla Terra e conviene montare su un veicolo e iniziare a guidare verso quegli alieni che sono gli altri che restano accanto a noi.

Tito e gli alieni è stato definito una commedia fantascientifica, ma si distingue nella categoria di genere per l’originalità con cui è diretto da Paola Randi. La regista sceglie di svolgere il film lontano dall’Italia e di ambientarlo fuori dai luoghi comuni abitualmente caotici e affollati; con questa operazione riesce a creare un’atmosfera rarefatta in cui emergono le emozioni di un microcosmo in ricostruzione. La soluzione fantascientifica, poi, permette di affrontare il tema della perdita aprendo una dimensione in cui è dato che le cose planino leggere sul cuore.

Stefania Guglielmo

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