Restare umani

LA LUCINA

REGIA, SCENEGGIATURA, MONTAGGIO: Fabio Badolato, Jonny Costantino

SOGGETTO: dall’omonimo romanzo di Antonio Moresco

CAST: Antonio Moresco, Giovanni Battista Ricciardi

PRODUZIONE: BaCo Productions, 3B Production

DISTRIBUZIONE: Fondazione Cineteca Italiana

Italia, 2018

DURATA: 101'

la lucina locandinaL’austera e solitaria figura di Antonio Moresco sembra da sola raccontare la solitudine. Un’inguaribile e ricercata solitudine che in La lucina, diventa drammatico ed enigmatico confronto con la fine della propria esistenza che finisce con il coincidere con la propria sparizione, avverando il fine dell’incipit del racconto.

Dalle parole alle immagini e su questa metamorfosi veglia la carismatica e severa presenza dello scrittore mantovano. La lucina, riduzione per il cinema di Fabio Badolato e Jonny Costantino, ha avuto la fortuna di nascere sotto la stessa stella che ha dato vita al romanzo (Premio Castiglioncello Narrativa 2013, Premio Paolo Volponi 2013, Premio Tropea 2014)dal quale prende le mosse e in questo processo di trasformazione ha conservato intatte le sue qualità e per questa ragione quelle immagini sanno restituire, con lineare parallelismo rispetto alle parole del racconto, il mistero dei luoghi, lontani da ogni contaminazione della “civiltà”, vero eremo accidentato della coscienza, luogo remoto al mondo nel quale solo i fantasmi possono prendere forma.

Badolato e Costantino hanno lavorato con cura sul testo, rispettando ogni intenzione dell’autore e il film si affida alla originaria sostanza di cui è permeato il racconto per trasformare la sottile metafisica della narrazione in contingibile realismo dell’esistente.

La lucina è il racconto di un uomo che desidera sparire al mondo e nell’eremo in cui sceglie di svanire, una lucina, che si accende nel buio di ogni notte, mette alla prova la sua curiosità, ma anche la sua segreta ansia di conoscenza. La scoperta del segreto scioglierà i suoi dubbi sull’esistenza.

Il film si immerge nel silenzio assoluto delle montagne lucane e il mondo ostile, dentro una natura definitivamente nemica e morta, immersa nello stesso silenzio nel quale l’uomo si trova a vagare d’improvviso, s’accende di questa luce che sembra vita.

Le immagini sanno accogliere lo spettatore e riempirsi a loro volta di quei segni terreni che tengono in vita la speranza che precede la dissoluzione.

La presenza dello scrittore, nelle inusitate vesti d’attore, accresce il fascino dell’intera operazione e trasforma quella che potrebbe costituire solo un’altra operazione esclusivamente intellettuale o commerciale, in una differente forma del cinema, quel cinema dell’oltre (per citare un termine caro agli autori) che prova a dare consistenza all’esistenza, che restituisce senso all’attesa infinita che, come quella di Godot, tutti godiamo e tutti rende (im)mortali.

La lucina, si fa prova della conoscenza, diventa cinema di infantile primordialità e, come il racconto dal quale prende le mosse, da spazio aila lucina 3 luoghi dell’anima che conservano la sacralità sospesa dell’esistenza. Là dove si consuma la ricerca di un assoluto universale, esistono i luoghi in cui le domande sopravanzano le risposte.

Costantino e Badolato hanno saputo saturare le immagini attribuendogli il segno indelebile del vuoto dell’esistenza nel sistema primitivo che domina la vita del protagonista; hanno accompagnato il suo cammino con sguardo benevolo, tra i sassi e gli sterpi di una natura sempre antagonista e hanno costellato il loro racconto dei segni di quella cattiva sorte che in agguato trama silenziosa. Un cinema che rispettando la materia del racconto si fa pura astrazione, e sa diventare terreno consistente del dramma e al contempo trasferire sullo schermo la purezza della solitudine. Un cinema loquace nella silenziosa ricerca di una quiete essenziale che trova nella composta e ieratica figura del suo protagonista e demiurgo la sua perfetta rappresentazione.

La lucina, con la sua fantasmatica densità diventa immagine davvero fuori sincrono rispetto ai tempi che viviamo. La disperata ricerca di un semplicismo esplicativo che diventi sicretismo buono per tutti i palati, si fa complesso e non complicato nelle immagini del film e la semplicità di una essenziale messa in scena prelude ad una più complessa articolazione del senso e ad una moltiplicazione delle sue direzioni. Così si comprende il lavoro non riduttivo della scrittura che è stato messo in opera, al cospetto di un testo di tutto rispetto, dotato di una ricchezza non comune di senso e di un pensiero complesso di fondo nel quale la vita e la morte sembrano trovare una pacificazione nel brivido finale che si avvera nella riconoscibilità della identica materia alla qua-le apparteniamo e nella scoperta di quello specchio, ultimo atto della coscienza, che, fedelmente, pur nel divario tra il passato e il presente, ne riflette l’immagine.

Le immagini de La lucina di Costantino e Badolato sanno raccontare questo sgomento e sanno imprimere al loro fluire una ritmica costante, che sa appropriarsi dello sguardo e ne fa sedimentare il senso, lasciando che il segno delle immagini e delle parole del racconto accompagnino lo spettatore ancora per un tempo tanto lungo quanto il soffio di quella lucina che illumina da sola tutti i bui dei nostri paesaggi.

Tonino De Pace

“La lucina di Antonio Moresco è una delle

 più belle evocazioni dell’infanzia che io conosca.

 Moresco è l’uomo di un’opera magnifica,

 straordinariamente concentrata, del tutto atipica.”

Daniel Pennac

È una storia scaturita da una zona molto profonda della mia vita, è come una piccola scatola nera. […] Anche questa, come Gli incendiati, è stata un’irruzione incalcolata e improvvisa. Come il primo è un piccolo meteorite che si è staccato da Canti del caos, così questa è una piccola luna che si è staccata dalla massa ancora in fusione del mio nuovo romanzo, che si intitolerà Gli increati.

La lucina è nata da uno spunto di poche righe, solo una piccola scena annotata negli appunti che ho buttato giù per anni in vista de Gli Increati. Credevo che questa scena avrebbe trovato posto là dentro, che vi avrebbe occupato al massimo mezza paginetta. Invece ha evidentemente lavorato in segreto dentro di me. Così, a un certo punto, ha preteso una sua vita autonoma. E allora è cresciuta come una piccola creatura siamese, fino al momento in cui ho dovuto staccarla dall’altro corpo più grande su cui si era inizialmente annidata.”

Antonio Moresco

La lucina è un film nudo che irradia da un nucleo oscuro.

 Un film sospeso tra la vita e la morte.

 Un film sul bambino morto che abita in noi

 e sulla morte che dobbiamo attraversare per salvare chi amiamo.”

Fabio Badolato e Jonny Costantino

La lucina è un film radicale e intimo, come una messa. Non avrei mai pensato d’interpretare questo film. Non so se soltanto io avrei potuto impersonare il protagonista. Su una cosa però devo dare ragione ai registi: forse un attore professionista non sarebbe andato bene, forse ci voleva una persona nuda, disarmata, senza maschera né armatura, qualcuno che non fosse difeso da un mestiere.”

Antonio Moresco

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